Tutti noi abbiamo almeno una storia del cuore: quella che ci raccontava la nonna da piccoli, quella che ci ha fatto sognare per la prima volta, quella che ci ha insegnato qualcosa della vita.
Quando ho incontrato Yvonne Young, nel 2011, ho scoperto che le storie possono anche guarire ferite. Come lei stessa dice, lo Storytelling ha incontrato lei nel 1980, da allora ad oggi ha girato il mondo intero raccontando storie dal suo cuore e invitando ciascuno a leggere la storia con gli occhi della propria mente. Ho incontrato Yvonne mentre vivevo a Plum Village, il centro fondato da Thich Nhat Hanh per la pratica della Presenza Mentale. Ho avuto l’onore per qualche mese di farmi contagiare dalla sua arte. Soprattutto lei mi ha aiutato, inconsapevolmente, a trasformare un macigno in sabbia.
Una sera, la ricordo ancora, ho ascoltato una delle sue storie. La storia ha un ritornello che dice:
«I love you forever,
I like you for always,
as long as I’m living
my baby you’ll be. »
[“Ti amerò per sempre, ti vorrò eternamente bene, per tutto il tempo che vivrò tu sarai il mio bambino.”]
Ho riascoltato altre tre volte la storia narrata da lei, quello che accadeva è che durante i giorni successivi mi ritrovavo ad cantare queste strofe nella mia mente. E qualcosa dentro di me si scioglieva.
Questo è il potere dello storytelling, una storia semplice entra in profondità e scava dentro una roccia, con la stessa intensità con cui sarebbe scavata dall’acqua. E ciò che era accuminato, tagliente e doloroso, dapprima si fa liscio e poi diventa sabbia tra le dita.
Quando sono tornata in Italia molto tempo dopo ho voluto cercare l’origine di questa storia. I love you forever di Robert Munsch è stata scritta dopo che lui e la moglie hanno perso due bambini.
L’autore scrive: ”La canzone era la mia canzone per i miei due bambini non nati. Per lungo tempo ho avuto questa canzone nella mia testa ma non la potevo cantare, perché ogni volta che ci provavo finivo per piangere. Era molto strano avere una canzone nella mia testa che non potevo cantare.”
Sono rimasta così colpita dallo scoprire che io avevo vissuto la sua stessa esperienza, la stessa perdita, la stessa impossibilità di cantare una canzone che continuava però a suonare nella mia testa. Oggi è una delle mie storie preferite e quando l’ascolto sorrido sempre con il cuore pieno di gratitudine.
Sono grata a Robert, a Yvonne, a tutte le volte in cui la vita ci regala delle esperienze di guarigione profonda delle nostre ferite e a Daniel, per aver scelto di fare questa esperienza di evoluzione con me.
Questa è la mia versione della storia:
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