Nel mio percorso di ricerca psicospirituale, che è cominciato nel 2003 e che continua ogni giorno della mia vita, uno dei concetti che è stato più duro da digerire all’inizio è l’insegnamento che noi siamo la continuazione del nostro albero genealogico, in termini di vissuti ed emozioni. Bert Hellinger, attraverso l’insegnamento delle Costellazioni Familiari, e Anne Ancelin Schützenberger, attraverso la Psicogenealogia, sono per me i pilastri nell’insegnamento di come possiamo “guarire” le nostre radici per Essere nella vita come alberi maestosi.
IT DIDN’T START WITH YOU: NON È COMINCIATO DA TE
“It didn’t start with you” è il titolo del libro di Mark Wolynn, uno dei maggiori esperti di traumi ereditari familiari. La versione italiana – sorvoliamo sulle scelte di come tradurre i titoli di film e libri dall’inglese – è edita da Macrolibrarsi e si intitola “Non è colpa tua: supera i traumi ereditari familiari che ti rovinano la vita”.
Il concetto fondamentale che mi ha fatto capitombolare dal divano quando ne ho preso consapevolezza è che una parte di me, l’ovulo da cui sono stata concepita, era già presente nella pancia della mia nonna materna. Gli ovociti si formano infatti durante la vita fetale, intorno alla ventesima settimana di gestazione. Quindi quando mia madre era nella pancia di mia nonna come feto, “ovulo Silvia” era lì, dalla ventesima settimana in poi. Welcome!
Secondo l’autore, che fa riferimento alle scoperte in ambito epigenetico, questo determinerebbe il formarsi di una memoria emozionale, una sorta di traccia mnesica inconsapevole, in cui è registrato tutto.
Se per me è assolutamente fuor di dubbio che un bambino nella pancia della mamma ne assorba tutti gli stati emozionali e ne porti memoria, ma questa nuova idea di trasmissione dei vissuti dalla generazione precedente ha richiesto non poco tempo per essere integrata.
FARE PACE COL PASSATO E ABBRACCIARE LA CONSAPEVOLEZZA CHE SONO LA CONTINUAZIONE DELLA MIA LINEA DEL FEMMINILE
OVVERO LA STORIA DI COME HO RAMMENDATO UN MAGLIONE A PLUM VILLAGE
C’è un episodio preciso nella mia vita che mi ha permesso di trasformare questo concetto in consapevolezza, di sentirlo vero a livello cellulare.
Vivevo a Plum Village, la comunità creata dal Maestro Thich Nhat Hanh, e quel giorno eravamo ad Upper Hamlet a seguire i suoi insegnamenti. Dopo la meditazione ed il discorso di Thây, mi sono avvicinata ad uno dei ragazzi che come me erano residenti nel monastero e mi sono offerta di riparargli due grossi buchi che rischiavano di ridurre a brandelli il suo maglione di lana grossa. Scott, di origini canadesi, era stato ben felice della proposta.
Così nella pausa dopo il pranzo, mentre lui suonava il pianoforte, mi sono cimentata a ricostruire la trama e l’ordito di quel maglione, con l’aiuto di un uncinetto preso a prestito da una delle mie compagne di stanza. Quello che è accaduto, mentre eseguivo la minuziosa operazione è che, ad un certo punto, le mie mani sono come sfocate e io ho visto distintamente le mani di mia madre che stavano portando avanti quel lavoro.
È come se avessi avuto accesso ad una conoscenza gestuale arcaica, le mani delle donne della mia famiglia guidavano un lavoro che oggettivamente non avrei avuto le competenze per portare a termine. Le ho viste con gli occhi fisici e le ho sentite.
ACCEDERE AD UNA CONSAPEVOLEZZA PIÙ GRANDE, APRIRE LA STRADA ALLA GUARIGIONE DELL’ANIMA

Rappresentare questi legami, permettersi di sentire che cosa arriva a noi e da dove sono partiti alcuni disagi, ci apre alla possibilità di attivare un processo di guarigione profonda, la guarigione dell’anima e dell’albero genealogico. È un processo che trascende da noi ma che attraverso di noi si compie e svela ciò che è pronto ad emergere e ad essere lasciato andare.
In questo senso il nostro corpo è anche veicolo della guarigione. Le sensazioni sentite e le emozioni che proviamo, durante il lavoro con le costellazioni sistemiche o con le tecniche energetiche evolutive, sono una guida. Anche per questo il corpo va onorato, ci è Maestro nel nostro cammino di consapevolezza.
Dedicato ad Angela Maria Rosa, madre di mia madre, che ha lasciato il corpo il 6 febbraio 2021
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