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Per ogni Discendente guarito, c’è un Antenato liberato

“Quando un antenato ha lasciato qualcosa di incompiuto, come una rabbia, desiderio di vendetta, una colpa o un crimine senza averli superati, si apre un campo di “compensazione arcaica”: l’inconscio familiare designa un discendente per concludere ciò che è rimasto senza chiusura.

Quel discendente, dalla sua concezione, è allora intrappolato in quel campo di compensazione arcaica e non può fare altro che ripetere quel passato, finché non se ne accorge. E quando si rende conto si separa dal passato e assume il suo presente, le sue emozioni e le sue azioni, senza dare la colpa ad altri, uscendo dal campo della compensazione arcaica e entrando nel campo dell’autonomia.

Tutto questo processo è completamente privo di sensi.
E la vita ci manderà situazioni allo specchio di ciò che ha vissuto l’antenato in modo che noi viviamo queste situazioni dal presente e dall’adulto.
Appena viviamo il conflitto superandolo o metabolizzandolo, si risolve in parallelo quello degli antenati, e ci liberiamo dal carico che ci toccava.”

– Bert Hellinger

 

 

Questa citazione di Bert Hellinger non solo spiega il mio amore infinito per le Costellazioni (Familiari, Sistemiche, Animiche) ma racconta anche perché amo visitare i cimiteri dei piccoli paesi.

Nei paesini di montagna soprattutto, il cimitero racconta storie.

Ci sono tombe di famiglia dove gli uomini della discendenza muoiono tutti alla stessa età o dove tutte le donne restano vedove giovanissime. Io vado al cimitero e osservo le storie dietro le date, dietro le fotografie, dietro le ripetizioni.

Ho preso in mano un libro di Hellinger per la prima volta nel 2005 e l’ho scaraventato contro al muro.

L’anno dopo ho partecipato alla mia prima costellazione familiare ed è stata una rivelazione. Così ho iniziato a studiarle ma prima di tutto a viverle. Perché partecipare anche solo come rappresentante ad un lavoro di questo genere ha un potere trasformativo immenso.

Se mi dovessero chiedere che cosa mi ha permesso di espandere al massimo la mia capacità empatica, risponderei senza dubbio: partecipare alle costellazioni.

 

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Scritto da: Silvia Mecca

Formatrice e grief counselor. Il mio lavoro e la mia vita sono uno. Sono nel flusso e nel presente, nel mio tempo e in ogni momento.

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