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La mia Libertà, di Ada Luz Márquez

“Non so se vivrò altre vite
non so se sono morta di altre morti.

So che in questa vita sono morta più volte
e sono rinata altrettante.

Non mi aggrappo a niente
non ho nessuna certezza
non possiedo nessuna verità,
tranne che l’amore
e l’unica cosa reale è che un giorno morirò.

E quel vivere in questo mondo meraviglioso
nuda di tutto tranne che di amore,
quel camminare scalza
senza perdere l’anima in strada,
senza sapere se questo sarà il mio ultimo passo
o forse il primo da un’altra parte.

Questa benedetta incertezza
di sapermi viva qui e ora
è il più grande dei tesori,
la più grande delle libertà.”

Ada Luz Márquez, La mia libertà.

 

La poesia ha in sé questa capacità, entra nelle crepe dell’anima e apre varchi.
La parola scritta per me è potentissima, la poesia è una musica, un procedere per immagini che tocca le nostre corde più profonde.

Ho riletto queste parole molte volte e ogni volta mi si sono aperte immagini, connessioni, libere associazioni. Ho sentito emozioni. Ho sentito espandere qualcosa dentro, nel petto e poi attraverso il corpo, in quello spazio di energia vibrante che ci circonda.

Anche io in questa vita sono morta più volte e sono rinata altrettante.
È anche e soprattutto per questo che ho scelto di occuparmi della morte e del lutto.

Le persone pensano alla morte come alla morte fisica esclusivamente. Nella realtà c’è una morte molto più vitale: è il permettere che parti di noi muoiano, che muoia una certa immagine di noi stessi per poterci aprire al Nuovo che emerge.
Non tutti lo consentono.

Molte persone hanno paura di perdersi in questo processo di fare la muta della propria pelle.
Sono abituate a trattenere, a resistere, a raggiungere per mantenere. A fare fatica.
Far morire parti di noi è abbandonarsi, affidarsi, è anche fidarsi del processo, è darsi il permesso di essere.

 

Questa poesia mi ha riportato alla memoria altri versi molto cari al mio cuore.
Sono l’epigrafe di Nikos Kazantzakis
“Non temo niente,
Non spero niente,
Sono libero”.
A diciotto anni ad Atene ho comprato una t-shirt con queste parole in greco e sono diventate la mia bussola personale.
Mi ha toccato così tanto il suo senso di vera libertà, di lasciare andare gli attaccamenti, che l’ho fatto mio.

Ho scelto che avrei dedicato la mia vita a trasformare passo, passo tutto ciò che serviva per essere libera anche io.
E per farlo due volte sono dovuta anche morire per rinascere più Vera, più vicina alla mia forma Autentica.

 

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Scritto da: Silvia Mecca

Formatrice e grief counselor. Il mio lavoro e la mia vita sono uno. Sono nel flusso e nel presente, nel mio tempo e in ogni momento.

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