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Che cosa puoi temere se è ciò per cui sei nata?

Che cosa puoi temere se è ciò per cui sei nata?
A cura di Silvia Mecca

Quando ero piccola ero angosciata dall’idea di non avere una vocazione.
Mi sembrava che tutto il mondo avesse abbastanza chiaro cosa fare da grande. Io invece ricordo ancora la sensazione di disagio di quando mi veniva fatta la domanda diretta: ”Silvia, cosa vuoi fare da grande?”. A memoria credo di aver alternato varie risposte, senza essere mai stata profondamente convinta delle motivazioni della scelta. Solo una di queste è rimasta sempre nel cuore:”
Da grande voglio fare la scrittrice.” Fa ancora vibrare l’anima e sento che porta con sé una chiamata più grande, che realizzerò. Per qualche motivo ero anche certa che avrei preso due lauree…ed ora la vita sta portando delle conferme del perché sarei arrivata a questo obiettivo.

“La tua professione non è ciò che ti fa portare a casa la tua paga. La tua professione è ciò che sei stato messo al mondo a svolgere con tale passione e intensità, che diventa spirituale nella sua chiamata.” Vincent Van Gogh

In terza media un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano propose a me e ad altri coetanei di sottoporci ad un test del QI (quoziente intellettivo).
Giuro che, dopo aver sbagliato l’area del trapezio nell’esame di quinta elementare ed essere stata guardata con stupore e disappunto dalla maestra Maria, i compiti scritti di matematica sono stati una discreta tragedia nella mia vita (se si considera che sono laureata in Economia Aziendale, si potrà comprendere l’entità del dramma e al contempo della mia tenacia). Ancora non conoscevo, purtroppo, le tecniche energetiche che mi avrebbero permesso di superare l’episodio e ricreare la serenità d’animo per tutte le prove future!
Comunque, di questo test io ricordo due cose: una bozza di disegno che dovevamo completare, in cui io ho disegnato due uova al tegamino. E lo ricordo perché ho rimuginato per giorni sulla scelta, giudicata assolutamente idiota a posteriori. E poi ricordo il momento in cui sono entrata nella stanza con la mia mamma a ritirare il test. Ricordo la voce della persona che mi ha chiesto il nome, che diceva ai due colleghi: ”È lei!”. Ricordo che gli altri due mi vollero conoscere. Ricordo i visi aperti e sorridenti mentre sentenziavano che il mio QI era nettamente superiore alla media e che nella vita avrei potuto fare tutto ciò che avrei voluto.
Ora, da una parte io consiglierei che questa esperienza venisse concessa a tutti, indipendentemente dai risultati del test. Intendo che il rinforzo positivo che quella scena ha generato nella mia vita è stato inestimabile. Dall’altra la mia ricerca della vocazione ora poteva spaziare dalla tricologia all’astrofisica…bene ma non benissimo.

“Sono arrivata a credere che ciascuno di noi abbia una chiamata personale che è unica come lo sono le impronte digitali - e che il miglior modo di avere successo sia di scoprire ciò che ami e poi trovare un modo di offrirlo agli altri in forma di servizio, lavorando duro, e inoltre consentendo all’energia dell’universo di condurti.” Oprah Winfrey

C’è stato un momento preciso in cui ho iniziato a permettere all’energia dell’Universo di condurmi totalmente e completamente.
È accaduto molti anni dopo. Al semaforo di corso Buenos Aires, adiacente al piazzale Loreto, ho messo un piede sulle strisce pedonali. Una macchina è sfrecciata a pochi centimetri dalle mie gambe. Stavo attraversando col rosso in uno stato di semi-trance. Mi sono come svegliata per il rumore e lo spavento, ho fatto un balzo indietro. Nella mano destra avevo un grande sacchetto con dentro la scatola degli stivali neri, che mi ero appena comprata. Ho urtato una vecchina, minuta e piccola di statura. Mi ha guardata scocciatissima e mi ha detto:”Ma insomma presti attenzione!” Io ho risposto: ”Scusi, ha ragione, ero distratta. Spero di non averle fatto male.”
È scattato il verde. Mi ha sorriso. Mi ha presa sotto braccio e, mentre planavamo sulle striscie pedonali, mi ha detto: ”Signorina, lei è un angelo e adesso le dirò cosa deve fare.” Mi ha parlato. Ha preso il mio viso tra le mani sul marciapiede opposto e si è dileguata. Io sono rimasta inebetita. Ero sicura di aver ascoltato qualcosa di importantissimo eppure non potevo ricordare nessun altra parola.
Quel giorno è accaduto qualcosa nella mia coscienza. Da quel giorno tutto è cambiato nella mia vita. Ho cominciato a prestare attenzione a tutta una serie di messaggi e sincronicità, ho iniziato ad ascoltare profondamente le mie reazioni interne agli eventi e ai pensieri: sensazioni del corpo ed emozioni. Ho permesso che mi guidassero. Avevo 27 anni quel giorno.
Non ricordo nulla di quel messaggio e ho compreso che non è questo che importa, perché sono sicura di aver detto “Sì!” alla mia chiamata.

“Il segreto del successo nella vita è fare della tua vocazione il tuo divertimento.” Mark Twain

Sarebbe tutto più facile se la vocazione arrivasse come un cartellone pubblicitario ben scritto, magari con una immagine di te nel futuro con un abbigliamento in grado di denotare esattamente che diamine stai facendo nella vita.
Per me non è andata così. Per me è stato un po’ come procedere su una strada buia senza lampioni, dove i fari della macchina illuminano solo due, tre metri alla volta.
Ho dovuto decodificare passo, passo intuizioni, immagini, sogni, chiamate dell’anima (che non arrivano esattamente come “E.T. telefono casa!”).

“A questo punto, diventa straordinariamente facile comprendere la nostra vita: comunque siamo, non potevamo essere altrimenti. Niente rimpianti, niente strade sbagliate, niente veri errori. L'occhio della necessità svela che ciò che facciamo è soltanto ciò che poteva essere.” James Hillman

Se i miei genitori avessero mai pensato di darmi un secondo nome, sarebbe stato “Dubito”. Sarà la storia del QI, sarà il Toro che deve accordarsi –talvolta scornarsi- con l’ascendente Gemelli, ma credo di farmi milioni di domande sulla mia missione nella vita e su come poterla svolgere al meglio.
Un paio di settimane fa ero immersa in una di queste interrogazioni all’Universo e ho sentito una voce chiara, tenera e livemente divertita.

“Che cosa puoi temere se è ciò per cui sei nata?” Silvia Mecca

Nel mio cuore è scesa la pace. Ho iniziato a ridere anche io.
A volte la chiave di volta è prendersi meno sul serio. Una sana risata mette immediatamente in accordo il cuore e la mente.

Scritto da: Silvia Mecca

Formatrice e grief counselor. Il mio lavoro e la mia vita sono uno. Sono nel flusso e nel presente, nel mio tempo e in ogni momento.

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