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THE WHALE: UN DRAMMA PROFONDAMENTE INTIMO E TEATRALE

The Whale, è il film diretto dal regista Darren Aronofsky, che racconta la storia di Charlie – interpretato magistralmente da Brendan Fraser -, un professore di inglese, che soffre di grave obesità. Le sue lezioni si svolgono solo via Zoom e a telecamera spenta, poiché vive recluso in casa e ha perso ogni rapporto con il mondo esterno. L’unica persona che Charlie frequenta è Liz (Hong Chau), l’amica e l’infermiera che lo aiuta con le cure.

 

COME A TEATRO: TUTTO IN UNA STANZA

Il film è ispirato all’omonima pièce teatrale del 2012 scritta da Samuel D. Hunter. Il regista Aronofsky ha raccontato di aver impiegato quasi dieci anni per trovare la persona adatta al ruolo di protagonista. Tutto il film si svolge fondamentalmente in un’unica stanza dell’appartamento di Charlie, come a teatro. 

Questa scelta mi ha colpito profondamente e, a mio avviso, rimarca in maniera ancora più forte i molteplici temi che emergono e da cui sia il protagonista che lo spettatore non possono scappare.

 

QUANTI TEMI FORTI E PROFONDI IN UN SOLO FILM: PARLIAMO DI LUTTI

La polemica in corso – il tema della discriminazione ormai spopola anche quando l’intento è ben più profondo, come in questo caso, nel mio percepito – e il trailer potrebbero far pensare che il tema principale del film sia il binge eating, ma il disturbo da alimentazione incontrollata è solo l’effetto di un certo numero di lutti non elaborati. 

Dopo una diagnosi che attesta che a Charlie resta poco tempo da vivere, l’uomo decide di riallacciare i rapporti con la figlia Ellie (Sadie Sink), che non vede da otto anni, per cercare un’ultima possibilità di riscatto come padre. Nel frattempo nella sua vita/stanza entra anche un giovane ragazzo, Thomas (Ty Simpkins), che si dichiara membro della New Life Church e che vorrebbe evangelizzarlo.

Si parla di lutto, di lutto congelato, di un dolore che non è mai stato superato e soprattutto del senso di colpa, scaturito dal non aver potuto salvare dalla morte la persona cara. Si parla ancora di lutto, per aver perso la quotidianità con la figlia, avendo scelto di lasciare la famiglia per seguire l’amore. Si parla di lutto della propria immagine di sé, delle perdite che chi abdica dalla vita attraversa, partendo da quella più dolorosa: la perdita di se stessi. Si parla di identità sessuale, di discriminazione, di ricerca di senso della vita, di rapporti umani – anche di quelli mediati da una conference di Zoom -, si parla di morte, della scelta di accelerare questo processo in una spirale autodistruttiva e nel contempo si parla del bisogno di trovare la bontà nella natura dell’essere umano. In 117 minuti, in una stanza, si parla di tutte queste sfaccettature dell’animo umano e anche di più.

 

E COSA C’ENTRA MOBY DICK IN TUTTO QUESTO?

“The Whale, la cui traduzione è «la balena», fa riferimento in modo figurato alla mole del protagonista ma anche al romanzo Moby Dick di Herman Melville (il cui titolo completo è Moby Dick, or The Whale), più volte citato in modo diretto e indiretto nella pellicola. […] i veri temi che legano The Whale e il celeberrimo romanzo sul cetaceo albino sono quelli della perdita e dell’ossessione. […] 

Il Capitano Achab, che fa della caccia alla balena bianca la propria ossessione, non è solo un uomo vendicativo ma è un uomo vittima di un impulso autodistruttivo che lo consuma. Come recita il libro a proposito del personaggio, nella traduzione di Cesare Pavese: «La Balena Bianca gli nuotava davanti come la monomaniaca incarnazione di tutte quelle forze malvagie da cui certi uomini profondi si sentono rodere nell’intimo». 

Eppure da quello stesso testo filtra anche una lotta per il predominio tra bene e male. […] È proprio in questo interstizio tra pessimismo e fiducia nell’umanità, inquietudine e bisogno di riscatto, pura cattiveria e accoglienza, che sta il più interessante fulcro tematico di The Whale. In un passaggio estremamente significativo del film, un dialogo recita «I don’t think that anyone can save anyone» («non credo che nessuno possa salvare qualcuno»). “La spiegazione del significato più profondo della pellicola con Brendan Fraser sta proprio in una riflessione sul senso del fare qualcosa per gli altri e per se stessi.” scrive Luca Ciccioni su Anonima Cinefili.

Dopo l’anteprima alla Mostra del cinema di Venezia nel 2022, sia il film che l’attore protagonista hanno ricevuto una standing ovation di sei minuti. Meritatissima! Agli Oscar 2023, inoltre, The Whale è stato premiato nelle categorie miglior attore e miglior trucco.

 

TRAILER

 

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Scritto da: Silvia Mecca

Formatrice e grief counselor. Il mio lavoro e la mia vita sono uno. Sono nel flusso e nel presente, nel mio tempo e in ogni momento.

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