APPELLO URGENTE: CARA PIEMME EDIZIONI QUESTO TESTO ANDREBBE RISTAMPATO

Questo romanzo meriterebbe assolutamente una ristampa! Ad oggi si trovano solo copie usate dell’edizione del 2006, peraltro tragicamente catalogate nel genere “romanzo rosa ed erotico”. L’unico modo per concordare nella scelta di attribuzione di genere è vedere una lontanissima e improbabile connessione con gli insegnamenti freudiani su eros e thanatos. Il titolo originale di questo libro è “Good grief” ovvero buon lutto, estremamente più onesto per introdurre il lettore ai suoi contenuti. Tuttavia, dopo aver dedicato ormai quindici anni ad approfondire i temi della morte e del lutto, so bene quanto venga scoraggiato l’utilizzo esplicito di queste due temibili parole nei titoli (anche dei miei seminari, quando li propongo per i volontari di associazioni o personale sanitario).
STORIA DI UNA MORTE PRECOCE E DI DUE MODI DIAMETRALMENTE OPPOSTI DI ELABORARE LA PERDITA
La voce narrante del romanzo è quella di Sophie, trentaseienne, che in pochi mesi ha perso ogni cosa, a partire dal proprio marito, stroncato da un tumore. “Dicevano tutti che ero così brava, così coraggiosa. Poi sono andata a sbattere contro la porta del garage.” – Sophie racconta con estrema onestà e un buon grado di sense of humor le emozioni e i pensieri che la attraversano ogni giorno. La bravura dell’autrice e, a mio avviso, anche della traduttrice, è di donare al lettore un resoconto di eventi e situazioni che permettono di immedesimarsi nelle reazioni alla perdita, senza mai sprofondare nel dolore, a partire dall’incipit: “Come faccio a fare la vedova? Le vedove portano occhiali con la montatura di corno, maglioni sformati che puzzano di naftalina, hanno la pelle come carta crespa, si chiamano Gladys o Midge e una volta alla settimana si incontrano con le amiche, vedove anche loro, per giocare a canasta. Io ho solo trentasei anni. Mi ero appena abituata all’idea di essere sposata, e avevo collaudato solo da tre anni l’espressione: «Io e mio marito, io e mio marito…» dopo una vita passata da single!”
MARION E LA FILOSOFIA DEL VOLTARE PAGINA IL PIÙ RAPIDAMENTE POSSIBILE
“Marion passa il tempo ad incitarmi a riprendere il controllo di me. «Devi rimontare a cavallo, cara!».”
Marion è la madre di Ethan e prima del proprio figlio ha perso il marito. È una di quelle donne che cercano di controllare ogni cosa per non farsi scalfire dal dolore. Nelle sue frasi e nei suoi atteggiamenti c’è un po’ della modalità della società moderna, che ci vorrebbe sempre sul pezzo e produttivi, sempre col sorriso stampato e la forza d’animo come migliore amica, indipendentemente da cosa ci sta attraversando profondamente sul piano emozionale e da quali siano i nostri bisogni autentici.
DARE UN NOME ALLE EMOZIONI E AGLI STATI D’ANIMO

Molto spesso la difficoltà più grande dell’essere umano è quella di dare un nome a ciò che sta vivendo. Riconoscere ciò che è ci apre alla possibilità di abbracciare le nostre emozioni e di prendercene cura. Senza questo primo e fondamentale passaggio, spesso si corre il rischio di restare intrappolati o congelati in un groviglio di stati d’animo, col solo desiderio di scappare il più lontano possibile da sé stessi. “Cioccolata per due” fornisce un grandissimo numero di immagini e di perifrasi per descrivere in maniera efficacissima come ci si sente dopo la perdita di una persona cara. Potersi immedesimare in questo racconto o anche sentirsi lontani dal modo di vivere il lutto di Sophie e Marion apre la possibilità di iniziare a riconoscere il proprio modo assolutamente unico di elaborare la perdita. Ed è una coccola per l’anima.
Attenzione: il libro è fuori catalogo ma si trova usato.
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