
Solo una fotografa professionista, qualcuno che ha iscritto nelle cellule la capacità di fermare le emozioni in immagini, può tradurre in parole tutto ciò che questo romanzo contiene. Valérie Perrin racconta modi diversi di elaborare il lutto, attraverso storie che si intrecciano e si incontrano nel luogo in cui le anime riposano: un cimitero. Riesce anche a risolvere due misteri, una morte accidentale e un’urna depositata sulla tomba di uno sconosciuto, mentre parla di rinascite e nuove possibilità. Mescola Eros e Thanatos, dolore e gioia, speranze e disillusioni. Il tutto accompagnato, capitolo per capitolo, da delicatissimi epitaffi..
IL BUIO NON È MAI TOTALE, ALLA FINE DEL CAMMINO C’È SEMPRE UNA FINESTRA APERTA
Chi mi conosce sa che quando vado in un posto nuovo, soprattutto in un nuovo Paese, non manco di visitare il cimitero. Il cimitero racconta storie, racconta modi diversi di vivere il passaggio tra la vita e la morte, racconta speranze di un aldilà e dona tracce di vita. È un luogo di pace infinita ma di un silenzio pieno di domande, di rimpianti, di frasi che non si è fatto in tempo a dire ad alta voce, di speranze, di preghiere e di molto altro.
C’È QUALCOSA DI PIÚ FORTE DELLA MORTE ED È LA PRESENZA DEGLI ASSENTI NELLA MEMORIA DEI VIVI
La protagonista è la custode del cimitero. Offre una carezza per l’anima a chi si ferma nella sua abitazione, non solo perché sa prestare orecchio e presenza a chi ne ha bisogno, ma perché custodisce scrupolosamente i suoi quaderni, in cui ha preso nota di tutti i discorsi funebri e delle presenze a ogni funerale dal suo primo giorno di servizio. Sono quei dettagli che le persone vorrebbero ricordare, se erano troppo congelate dal dolore per registrarli, o sapere, se non hanno potuto esserci.

LA FAMIGLIA NON SI DISTRUGGE, SI TRASFORMA. UNA PARTE DI ESSA VA NELL’INVISIBILE
La protagonista è anche una madre che perde una figlia. Fare la custode del cimitero: quale grande compito per una madre in lutto, prendersi cura di tante anime incarnate e disincarnate e al contempo mettere balsamo sulle proprie ferite. “Parlo da sola. Parlo ai morti, ai gatti, alle lucertole, ai fiori, a Dio (non sempre gentilmente). Parlo a me stessa, mi interrogo, mi chiamo, mi faccio coraggio.”
SIAMO VENUTI QUI A CERCARE, CERCARE QUALCOSA O QUALCUNO. A CERCARE UN AMORE PIÚ FORTE DELLA MORTE
Il libro è intriso di osservazioni acute su abitudini, spaccati di vita. Regala sorrisi, riconoscimento e a tratti traghetta il lettore ad esplorare le pieghe della tristezza profonda. È assolutamente straordinaria nell’alternanza della narrazione. Quando il dolore sembra sia prossimo a sommergerti, arriva un vento leggero che permette di respirare di nuovo. Un po’ come accade anche nella vita, quando sembra di essere stati inghiottiti dall’onda più alta, la forza del mare ci riporta in un punto in cui si può toccare e mettere fuori la testa. Sebbene il dolore resti, ci si può prendere cura di emergere dalla sofferenza.
“Perché una vita non si rifà. Prova a prendere un foglio di carta e strapparlo: per quanto rincolli ogni pezzo rimarranno sempre gli strappi, le pieghe e lo scotch.”
AMORE È CONOSCERE QUALCUNO CHE TI DA NOTIZIE DI TE
È quello che amo dei libri luttuosi, ti aiutano a sentire a che punto sei del tuo dolore. Evocano, accarezzano, rispecchiano e guariscono anche, perché è parte della natura umana il bisogno di sentire di non essere i soli ad aver attraversato quel buio.
Info utili: Puoi trovare Cambiare l’Acqua ai Fiori sul sito di IBS.
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