
In questi anni mi sono occupata con grande passione di studiare le tematiche legate al Passaggio ed ai legami vita-morte-rinascita.
Ho cominciato ad osservare il mondo più consapevolmente, cercando di comprendere il più possibile la natura umana ed i suoi legami con queste grandi tematiche.
Il mio lavoro conclusivo dei tre anni di studi alla Libera Accademia Progetto1, un percorso ideato da Dede Riva e Susanna Garavaglia per accompagnare le persone a trovare il proprio compito nella vita, è stato proprio un seminario dal titolo “Cambiamenti: Riti di Passaggio”.
L’ho portato nel mondo per sette anni.
Oggi sono talmente cambiata che, pur amandone i contenuti, fatico a riconoscermi nella forma che gli avevo dato.
Allora ricomincio a portarlo nel Mondo da qui. E continuo a celebrare di aver trovato il mio compito nella Vita!
COSA CI FRENA NEL CAMBIAMENTO?
Vi è mai capitato di restare incagliati in una situazione senza apparente via di uscita, come se continuaste a girare sempre intorno alla stessa questione, senza mai venirne a capo? C’è un aspetto della vostra vita che vi sembra, vostro malgrado, immutabile?
Molto spesso eventi che naturalmente accadono nella vita di ognuno e che dovrebbero essere gioiosi -la nascita di un bambino, l’età dello sviluppo o anche più semplicemente cambiare casa o lavoro-, in realtà vengono vissuti con un grande carico di ansia e difficoltà. Come mai?
FAR MORIRE UNA PARTE DI NOI
Ogni volta che affrontiamo un cambiamento, per andare nel Nuovo occorre essere disposti a far morire una parte di noi. I freni che mettiamo ai cambiamenti spesso sono proprio collegati alla paura di far morire questa parte di noi stessi e di fare quel piccolo salto verso l’ignoto per poterci aprire a una nuova “dimensione”, facendo emergere nuovi aspetti del nostro essere.
Del resto resistere al passaggio molto spesso significa restare intrappolati energeticamente in una fase della vita che non ha più ragione di essere, in un’immagine di noi che non ci rappresenta più.
Lo studio dei riti di passaggio, che nella cultura occidentale hanno troppo spesso perso la loro valenza di potenziatori della trasformazione fino a scomparire del tutto in molti casi, è stato per me una lente di ingrandimento su ciò che accade interiormente e che può, a seconda dei casi, inibire o accelerare il cambiamento.
COSA PUÒ AIUTARCI A SANCIRE IL PASSAGGIO DAL VECCHIO AL NUOVO?
Ci sono riti di passaggio che compiamo in automatico, come se fossero naturalmente parte integrante del processo di cambiamento. Basti pensare ad un drastico taglio di capelli, simbolo di separazione dal mondo precedente che non ci appartiene più.
La locuzione “riti di passaggio” è stata coniata dall’antropologo belga Arnold Van Gennep (professore di Etologia all’Università di Neuchatel, 1873-1957) per connotare cerimonie e rituali aventi lo scopo di sottolineare ed accompagnare il passaggio di un individuo da un ruolo, una posizione sociale, una fase della vita ad un’altra.
Van Gennep ha individuato tre stadi cruciali in ciascun rito di passaggio: la separazione, o abbandono, dello stato precedente; l’emarginazione o liminalità, un periodo di transizione contrassegnato da discriminazione rituale; l’aggregazione o riammissione, nella società in una nuova condizione. Nascita, pubertà, matrimonio e morte sono eventi tradizionalmente accompagnati da Riti di Passaggio.
A COSA SERVONO I RITI DI PASSAGGIO?
Van Gennep analizzò i rituali d’iniziazione che riguardano i momenti di passaggio da uno status sociale ad un altro, come nel caso dell’entrata nella vita adulta da parte di un giovane di un clan.
Queste cerimonie di solito comportano lunghi periodi di isolamento e di allontanamento dell’iniziando dalla vita sociale, che prima costituiva il suo quotidiano, confinandolo in una zona liminare. In alcune tribù australiane, melanesiane e africane un ragazzo sottoposto all’iniziazione è costretto a vivere per molto tempo nei boschi lontano dalle interazioni sociali a cui è abituato.
Dopo la separazione dalla routine della vita quotidiana i novizi attraversano una fase intermedia, di transizione, che Van Gennep chiama appunto margine o limen.
Questo passaggio comporta che il ragazzo si allontani dal suo stato e venga riammesso nel gruppo come adulto. L’allontanamento ha la funzione di sancire sia il processo interiore di cambiamento sia il modo in cui il resto del clan vede il giovane.
VI È MAI SUCCESSO DI SENTIRVI CAMBIATI PROFONDAMENTE E DI PERCEPIRE CHE LA CERCHIA DELLE PERSONE CARE CONTINUASSE A TRATTARVI COME PRIMA?

A me è successo, soprattutto con persone che per motivi di distanza o impegni di vita ho frequentato più saltuariamente. Ho vissuto la bruttissima emozione di non sentirmi veramente vista per quello che ero lì, nel presente, ma di continuare ad essere trattata come se fossi la cristallizzazione di un passato per me ormai sbiadito.
Ora, non sto incoraggiando tutti ad andare un mese nel bosco per comunicare ad amici e familiari che siete cambiati.
Sarebbe invece meraviglioso poter creare un rito di passaggio per celebrare in vostro cambiamento!
Lo avete mai fatto? Sono curiosa, se avete voglia di condividerlo lo leggerò con grande gioia!
Per altri articoli su questo tema clicca qui.
1 La Libera Accademia Progetto si svolgeva all’interno di ISPA – Istituto Sperimentale di Psicodinamica Applicata Dede Riva: www.psicodinamicaispa.it
Latest comments