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Il Decluttering del Lutto si fa Arte

© Luce Resinanti,
riproduzione vietata.

A Torino, nell’ambito dell’esposizione Nice & Fair di Paratissima, è esposta fino al 12 dicembre l’opera dell’artista milanese, Luce Resinanti, dal titolo Tracce emotive. In questa opera il decluttering del lutto diventa arte.

 

FARE SPAZIO E LASCIARE ANDARE

La parola decluttering indica tutte le azioni che compiamo quando decidiamo di fare ordine nelle nostre case ed eliminare ciò che giace inutilizzato da tempo; scegliendo se regalarlo, venderlo, riciclarlo o buttarlo.

 

IL DECLUTTERING E LA PERDITA DI UNA PERSONA CARA

Quando una persona cara muore si possono vivere diverse reazioni rispetto agli oggetti e ai beni che ha lasciato. Alcune persone sentono il bisogno di disfarsi repentinamente di tutto, altre persone prendono un tempo e, solo quando si sentono pronte, iniziano l’opera di riordino e assegnazione; altre ancora conservano per anni ogni oggetto e vestito come se fosse in un mausoleo.

È chiaro come a ciascun atteggiamento corrisponda un modo di affrontare o di non affrontare del tutto la perdita. Sbarazzarsi in fretta di ogni cosa, magari senza rispettare i tempi e i bisogni delle altre persone che hanno amato la persona cara, riporta al voler lasciare tutto alle spalle velocemente. Per i cari che hanno subito questa scelta può essere una vera e propria violenza. Mantenere tutto, senza poter nemmeno spostare un oggetto, denota un rifiuto alla morte della persona cara e va considerato come un possibile sintomo di lutto congelato. Prendersi invece il tempo, scegliere il momento giusto per lasciare andare, scegliere cosa tenere – magari creando una bellissima scatola dei ricordi per sé e per i cari che lo desiderano – è un segnale di una positiva elaborazione e della possibilità di aprirsi ad una nuova fase della vita.

 

COME È NATA L’OPERA TRACCE EMOTIVE?

Luce Resinanti racconta: “La mia prozia era morta lasciandomi l’incarico di occuparmi della sua casa. Non avevo particolari legami o affezioni, nei confronti di questa brillante, vivace e indipendente signora ultranovantenne, che nella vita avevo frequentato poco e solo nei suoi ultimi anni di vita.
Mi ritrovai quindi, di fatto, a svuotare la casa di un’estranea. La zia aveva scelto me, non come erede ma come responsabile delle sue cose, perché conosceva la mia propensione ecologista ed era certa che avrei fatto di tutto per recuperare quanto più possibile. Trascorsi due intensissimi mesi a svuotare e setacciare cassetti, armadi, anfratti; a dividere, riordinare, regalare e distribuire chincaglierie, tappeti, cinture, vasi, tazzine, borse di nessun valore.”

 

IL POSTO DEI RICORDI DI VITA: LA CAPSULA DEL TEMPO

“Nella mole di averi custoditi nell’abitazione, mi turbò la quantità di ricordi di vita: biglietti per il battello di Stresa degli anni Settanta, foto di persone dimenticate conosciute chissà dove, numeri di telefono di negozi chiusi da tempo, note di lavoro di trent’anni prima…quasi una capsula del tempo. Insieme a poche cose utili, conservai per me proprio questo tesoro di spazzatura, traccia concreta di vite trascorse, tempo passato, esperienze vissute. Materiale poi utilizzato in particolare nell’opera Ad eterno oblio.”

 

MORTE, MEMORIA ED ETERNO OBLIO

“Tra le altre cose, mi colpì una confezione pressoché intonsa di garze mediche. La delicatezza e la trasparenza del tessuto, il rimando alla sofferenza, alla malattia e alla morte furono per me un richiamo irresistibile. Non potei sottrarmi ad una riflessione impietosa sulla morte, su quanto lasciamo, sull’inutilità della nostra vita, sulla memoria che dura un attimo e sull’oblio a cui siamo destinati. La garza è diventata un involucro, una sorta di diaframma che lascia intravedere un contenuto. Le spille da balia, invecchiate artificiosamente, raccontano un mondo antico, fatto di rammendi, manualità, donne di casa. La macchia, intesa come traccia, segno di usura e disfacimento, tempo, umanità e memoria aveva già fatto la sua comparsa in altre opere, soprattutto in quelle in tela e stoffa. In Tracce emotive, però, la macchia su carta non serve più a suggerire qualcosa, ma diventa protagonista dell’opera.”

 

UNA COLLEZIONE DI MACCHIE, VERGOGNE E CONTRASSEGNI

© Luce Resinanti,
riproduzione vietata.

“La macchia come contrassegno fisico, prima, ed emotivo, dopo. Delle nostre macchie, che siano di unto sulla camicia, o di colpa, ci vergogniamo. E la vergogna è un altro tema che segna la mia vita tutta. Una collezione di macchie, vergogne e contrassegni, dunque.”, spiega Luce Resinanti.
Oltre a trovare le due opere estremamente toccanti ed evocative di preziose riflessioni sulla vita e sulla morte, credo che ogni parola, che Luce ha utilizzato per descrivere il processo creativo che l’ha portata a realizzarle, sia altrettanto precisa e vibrante. Buona visione e buona emozione!

 

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Scritto da: Silvia Mecca

Formatrice e grief counselor. Il mio lavoro e la mia vita sono uno. Sono nel flusso e nel presente, nel mio tempo e in ogni momento.

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