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Continuing Bonds: il dialogo con la persona cara

Quando ho iniziato a studiare le tematiche legate al lutto nel 2006, nella maggior parte dei testi di riferimento si parlava di un modello lineare di elaborazione del lutto, che prevedeva l’attraversamento di alcune fasi sino a giungere all’accettazione della morte della persona cara.

Negli anni, attraverso le esperienze personali e la formazione che ho svolto all’estero, ho sviluppato una visione differente del processo di elaborazione del lutto, fino a bandire la parola ”accettazione” dal mio vocabolario.

 

Già nel 1996 Klass, Silverman e Nickman nel loro libro “Continuing Bonds: New Understandings of Grief” – Legami continui: nuova comprensione del lutto” hanno introdotto un importante concetto. Mentre le teorie precedenti consideravano patologica -e quindi un problema- il fatto di mantenere un legame con la persona cara; gli autori hanno suggerito l’esatto opposto. L’idea di base è che sia normale continuare a coltivare il legame con la persona che non c’è più. Nel libro, infatti, sono presentati molti casi in cui il fatto di restare connessi ha costituito un importante conforto e supporto nell’attraversare le emozioni del lutto, per aprirsi ad una nuova vita senza la persona scomparsa.

Negli oltre vent’anni successivi alla pubblicazione di questo testo moltissimi altri autori, terapeuti, maestri hanno espresso, ciascuno a modo proprio, lo stesso concetto. Coltivate senza timore il dialogo con la persona cara defunta. Questo legame aiuta a sciogliere la sofferenza della perdita e talvolta porta inaspettate risposte nelle vostre vite.

 

Ma come è possibile coltivare questa relazione?

 

Uno dei miei Maestri, Thich Nhat Hanh, risponderebbe: il modo per far continuare a vivere dentro di noi le persone che abbiamo amato e che non sono più con noi, è di offrire loro le esperienze che facciamo durante la nostra giornata. Così, quando camminiamo con presenza e consapevolezza, in contatto con la natura, sentendo ogni singolo passo che compiamo sulla Terra, possiamo immaginare di portare con noi la nostra persona cara. Lo stesso quando mangiamo il suo piatto preferito, possiamo assaporarlo e attraverso di noi, attraverso la nostra esperienza sensoriale, offrirlo, gustarlo con lei.

 

“Io sono la sua continuazione, così come la pioggia è la continuazione della nuvola.” Thich Nhat Hanh

 

Non importa quanto concretamente percepiamo che il nostro caro è ancora accanto a noi, non serve questo per mantenere i nostri cuori collegati a chi è oltre il velo. Abbiamo il diritto di continuare il nostro dialogo con la persona cara. Possiamo farlo scrivendole o parlandole, soprattutto ad alta voce. Nel flusso della scrittura e quando ci ascoltiamo anche con il nostro orecchio esterno, emergono evidenti i nostri bisogni e magari anche i sospesi, se ci sono. Così abbiamo la possibilità di fare attivamente e concretamente qualcosa per prenderci cura della nostra sofferenza. Culturalmente forse è qualcosa che sembra ancora strano o inusuale, l’invito è a provare e a percepire se porta un sollievo concreto.

Scritto da: Silvia Mecca

Formatrice e grief counselor. Il mio lavoro e la mia vita sono uno. Sono nel flusso e nel presente, nel mio tempo e in ogni momento.

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