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Materia È spirito
A cura di Silvia Mecca

Ci sono moltissime cose che nella vita mi sono venute facili. Ce n’è una che mi è costata un lunghissimo processo di apprendimento e di pacificazione: INCARNARMI. Il mio percorso di incarnazione è stato un cammino sofferto, che mi è costato quasi quarant’anni di cadute e di risalite. Credo che molto del lavoro che ho svolto sui due piani dell’esistenza sia ancora in atto. Finalmente posso guardare al passato con un sorriso. Questo sorriso, un balsamo per il cuore, è la misura di quanto abbia imparato a riconoscere che la separazione è solo un’illusione della mia/nostra mente mortale.

“Per anni ho cercato di conoscere la realtà solo attraverso i miei sensi fisici, cosa che mi è stata molto utile perché ho potuto mettere a punto un’interazione profonda col mondo della materia. A volte però ho ecceduto, tanto da indurre il mio pensiero in duplice tentazione: o esisteva solo la dimensione concreta, oppure, se ne esisteva anche una spirituale, tra le due non potevano esserci reali punti di contatto, perché, per definizione, l’una rappresentava l’antipode dell’altra. E questa è stata, almeno fino a ieri, anche la posizione della scienza. Oggi il mio pensiero preme per cambiare; oggi sono consapevole di essere un’entità fatta non di materia «e» spirito, ma di materia È spirito. E il segno È in questo caso rappresenta proprio una croce, in cui il braccio orizzontale è il simbolo della materia e quello verticale dello spirito; due assi che si incontrano in un punto preciso, corrispondente nel mio corpo fisico al cuore.” Dede Riva, Nuove Meditazioni Quotidiane

Queste parole di Dede, mia Maestra e Guida, mi ricordano il nostro primo colloquio ufficiale. Sedute alla scrivania della sala grande dell’ISPA -Istituto Sperimentale di Psicodinamica Applicata da lei fondato- le raccontavo con un certo turbamento le esperienze che mi avevano portato a trovarla. Sì, perché è questo che accade quando ci si sintonizza con la propria anima: chiedi e ti viene dato –lo ha detto anche uno che è diventato piuttosto famoso, a proposito di croci…- .
Io in quel momento avevo bisogno di qualcuno che mi accompagnasse a DECODIFICARE le esperienze che stavo vivendo. Ho chiesto e l’ho trovata.

``Tra corpo e anima vige un rapporto materia-forma, come se l'anima fosse la vera forma del corpo. Chiedersi se corpo e anima siano la stessa cosa è una domanda priva di senso: è come domandarsi se sono la stessa cosa la cera e la forma della candela.“ Aristotele

Io vivevo allora l’idea di materia e spirito in modo quasi antitetico e pure del tutto simile all’esperienza di Dede. Per me la parte di vita materiale era una fatica, una sofferenza, un dover costantemente abbassare le vibrazioni per adattarsi …a cosa poi? Vivevo il contatto con il piano spirituale in modo totalizzante e il ritorno al piano materiale era una sconfitta. Per questo il mio procedere nel mondo era monco, incompleto. Il senso di separazione era tale da disprezzare questa dimensione. Eppure, essendone parte, ne vivevo i bisogni essenziali: integrazione, socialità, scambio. Così mi forzavo a portare fuori una immagine di me che fosse accettabile per gli altri, amabile direi. Inevitabilmente vivevo le delusioni e i fallimenti di questi tentativi con un dolore moltiplicato, perché ogni azione era stata generata da uno spazio in cui io tradivo me stessa e la mia natura autentica.

“Ora sono pronto a portare la mia consapevolezza in quel punto di incrocio, che scopro essere il mio nucleo, il centro intorno al quale ruotano nuove percezioni, frutto di nuovi, o forse antichi, sensi sopiti. Si aprono così per me nuove finestre sul cielo, dalle quali affacciarmi per scoprire nuovi scenari personali e planetari che mi indicano la possibilità di nuovi scenari terreni, vibranti di una nuova armonia. E realizzarli è per me un’appassionante avventura da condividere.”<br /> Dede Riva, Nuove Meditazioni Quotidiane

Il mio compito di questi ultimi quindici anni di vita è stato INTEGRARE.
Integrare materia e spirito. Integrare cuore e mente. Integrare io e gli altri. Integrare.
Il primo passo dell’integrazione è stato ONORARE ogni esperienza terrena.
E con questo intendo onorare il gesto di prendere un libro dallo scaffale della libreria di casa, con lo stesso senso di sacralità del sedersi in meditazione.
Era stato proprio questo l’esempio che mi aveva fatto Dede quel giorno e che allora mi lasciò allibita: “Mia cara, tutto quello che ti accade dipende dal fatto che vivi come separati il piano della materia e quello dello spirito. Così più profondamente contatti il piano dello spirito, che conosci molto bene, più al rientro dalla meditazione il tuo sistema deve come forzarsi. Per questo arrivi persino ad interferire con il sistema elettrico della stanza in cui ti trovi. Per far sì che questi fenomeni cessino, occorre che tu apprenda a vivere come sacro ogni piccolo gesto della vita materiale. Quando prendi un libro dallo scaffale della libreria, quello è un gesto sacro. Quando togli la polvere è un gesto sacro. La separazione risiede nel tuo modo di concepire i due mondi. Il piano della materia è espressione del piano spirituale e come tale va onorato.

Ogni volta che viviamo separati, mi riferisco a qualsiasi forma di separazione concettuale, inevitabilmente perdiamo la percezione di qualcosa. È come se si creasse un cono d’ombra che oscura il contatto con la natura profonda delle cose. La separazione è uno stato in cui siamo attaccati a un’idea o a una definizione. L’integrazione al contrario è l’inclusione degli opposti. Poter sperimentare gli opposti, includendoli, ci permette di entrare nello spazio di libertà che ci consente di muoverci con leggerezza al loro interno.

Se esistono degli opposti che generano un conflitto, provate a prendere due fogli e scrivere su ciascuno il nome degli opposti. Ad esempio: materia e spirito.
Posizionateli sul pavimento uno di fronte all’altro ad almeno sei metri di distanza tra loro. Provate a mettervi in piedi su uno dei due fogli e ad ascoltare tutte le sensazioni che arrivano, le emozioni e anche i pensieri. Fate lo stesso con l’altro foglio. Prendete nota mentalmente. Ora tornate sul primo e guardate l’opposto da lì. Ancora fate lo stesso dall’altro punto di osservazione. Prendete nota di tutto quello che emerge. Infine camminate lentamente sulla linea immaginaria tra i due opposti. Fatelo con la consapevolezza che state come modulando il volume dell’uno e dell’altro. Osservate cosa accade. Se vi fa piacere, scrivetemi come è andata.

Scritto da: Silvia Mecca

Formatrice e grief counselor. Il mio lavoro e la mia vita sono uno. Sono nel flusso e nel presente, nel mio tempo e in ogni momento.

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